I cracker: i biscotti salati alla conquista del mondo
I cracker sono degli snack diffusissimi. Sembrano biscotti salati, sono sottili, croccanti, più o meno salati.
Anche se il loro primo nome era “pilot bread, quello attuale deriva dal verbo “to crack” che significa letteralmente spezzare. Mentre la loro storia incontra quella delle gallette militari e ha a che fare con gli antichi marinai.
Il loro successo è dovuto a Josiah Bent, panificatore di Milton (Massachussetts) che, nel 1801, ha iniziato a vendere a tutta la sua clientela, e non solo ai marinai in partenza dai porti di Boston, i biscotti d’acqua.
Quei biscotti altro non erano che la prima versione dei crackers resistenti ai viaggi in mare di lunga durata.
Qualche anno dopo, nel 1810, la National Biscuit Company, Nabisco inizia una massiccia produzione.
Le gallette-cracker vengono usate anche per sfamare i soldati nel corso della guerra di secessione americana.
Le qualità dei cracker
Il nome cracker distingue spesso i biscotti salati da quelli dolci, i cookies e, oggi si preparano in molti modi differenti.
Per esempio aggiungendo spezie oppure sapori particolari come formaggio, cipolla, aglio e semi.
Una curiosità: i buchi sono creati nell’impasto da uno speciale utensile che si chiama roller docker, che serve a fermare la formazione di vuoti d’aria nel corso della cottura.
Con i crackers tipo Ritz si prepara un dolce statunitense, la “Mock apple pie” e, nel New England si usa servire le ostriche con quelli che si chiamano “oyster crackers”.
La ricetta originale di questi biscotti salati si basa principalmente su acqua e farina, insaporita da grani di sale. In seguito si aggiunsero l’olio e altri ingredienti. Se ne trovano innumerevoli versioni, infatti sugli espositori dell’IperTosano ce ne sono una vasta scelta, anche senza glutine, poco calorici, più o meno salati.
Alla farina di frumento, infatti, si possono sostituire quelle di riso, kamut, mais.