Castagne: è il momento giusto!

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Lo sentite il profumo delle caldarroste? Questo sarà un anno memorabile per le castagne perchè sono grandi e particolarmente gustose.
Oltre alle classiche caldarroste, una delle più storiche forme di street food, questi frutti caratteristici del periodo autunnale, si utilizzano per la farina con cui si impastano pane, torte e biscotti.
In più, i birrifici artigianali la inseriscono tra gli ingredienti per ottenere una birra dal sapore molto particolare.
Nel banco frutta dell’IperTosano, trovate una selezione di castagne che fanno venire l’acquolina in bocca ai più golosi!
In questo periodo, inoltre, gli chef di molti ristoranti che basano il menù sui prodotti locali di stagione, sbizzarriscono la loro creatività per proporre piatti realizzati proprio con le castagne e i marroni.
A questo punto, sappiamo che una domanda vi sorge spontanea ed è ora di dare delle risposte.

Come distinguere le castagne dai marroni?

Partiamo dall’albero: se il marrone proviene da una pianta coltivata, la castagna è il frutto di un albero selvatico, chiamato anche “albero del pane”.
Un’altra distinzione si nota, osservando il riccio, chiamato anche cupola. Quello della castagna contiene anche 7 frutti, mentre quello del marrone ne raccoglie fino a un numero massimo di 3.  I più esperti sanno anche che la buccia della castagna è di un colore più scuro rispetto mentre il pericarpo, cioè la buccia, del marrone è più chiara, tende al rossiccio e ha delle striature.
Per ultimo esaminiamo la forma: la castagna è più piccina e, da un lato, è piatta. Mentre il marrone è più grande, a forma di cuore e tondeggiante, esattamente come lo conoscete nel marron glacé.
Se ci concentriamo invece sul sapore, le castagne sono un po’ meno saporite dei marroni, ma arrostite sono un’autentica delizia. I marroni invece più dolci e croccanti e sono preferiti da pasticceri e chef.

Un po’ di storia

Ricche di amidi e carboidrati, le castagne, in tempi passati, erano il cibo dei poveri.
Di chi cioè non poteva neppure permettersi il pane quotidiano e le consumava bollite oppure arrostite, o ancora, le utilizzava per ricavarne un tipo di farina molto nutriente.
Successivamente, quando l’uomo ha iniziato a curare questi alberi e, tramite innesti e potature, a ricavarne delle piante più resistenti e generose, sono nate le piante di marroni.
Pensate che, già a partire dal 1939, un decreto Regio ne specificava la distinzione, con dovizia di particolari.

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